30 agosto 2008
Musica. Trilok Gurtu: Fes (da Arkeology, 2007).
Cari amici, la settimana scorsa vi abbiamo portato dentro i suoni e i rumori di Roma antica, ai tempi in cui si viaggiava sui carri lungo la via costruita tra Ariminum e Placentia dal console romano Marco Emilio Lepido quasi due secoli prima di Cristo. Se consideriamo cosa resta della presenza romana nella nostra regione, Rimini è senz’altro la città più dotata. A partire dal ponte di Tiberio, tutto in pietra d’Istria, costruito per scavalcare il fiume Marecchia (Ariminus) che ha dato il nome alla città. E’ a cinque arcate, di cui una distrutta durante le invasioni barbariche. Guardando dalla parte opposta si vede l’arco di Augusto, che l’imperatore innalzò nel 27 a. C. E’ un po’ la porta della città, e l’inizio della via Emilia. Si tratta del più antico arco superstite del mondo romano, anch’esso danneggiato durante le invasioni dei barbari. Pensare che su queste meraviglie sono passate, un giorno, orde di cavalieri distruttori vestiti di pelli e coi capelli al vento, mette i brividi. Ma più che alla fragilità della bellezza, viene da rivolgersi con affetto all’incredibile mitologia di Rimini, a quello che essa è diventata nell’immaginario collettivo grazie a una combinazione di pochi elementi: il mare, la spiaggia, Fellini, le donne, il sogno, il Grand Hotel, le discoteche. E così, continuano ad arrivare da tutta Italia e da mezza Europa giovani e famiglie in cerca di qualcosa che solo Rimini può avere. Rimini che non è altro che uno di “quei posti davanti al mare”, “con questi cieli sopra il mare”, come cantano tre dei nostri migliori autori.
Musica. F. De Andrè, I. Fossati, F. De Gregori: Questi posti davanti al mare.
Estate di crisi, questa. Soldi, sempre meno. Estate votata al risparmio, ma Rimini non demorde. Anche con la darsena tutta nuova nei materiali della pietra e del cotto, vicino al vecchio borgo marinaro di San Giuliano, conserva la sua atmosfera familiare, a dispetto della più aristocratica Riccione, dove aveva la sua spiaggia il Duce. A quegli anni si rifà il manifesto balneare che, come ogni stagione, contraddistingue le vacanze a Rimini. Per il 2008, a pubblicizzare la nuova immagine turistica della città è stata scelta una rivisitazione del celebre cartellone balneare del 1929: quello di Adolfo Busi, con il saluto della giovane bagnante che si immerge nella grande ‘erre’ di Rimini. La gioiosa bagnante disegnata da Busi e rivista ottant’anni dopo da Morosini, si inserisce nella tradizione legata alla grafica balneare che, dagli anni Venti del secolo scorso, ha visto tra i creatori di immagini balneari legate a Rimini, artisti quali Marcello Dudovich, Alberto Bianchi, Adolfo Busi, René Gruau, Milo Manara. Perché Rimini ha sempre avuto bisogno di crearsi un look, di comunicare la sua anima popolare, i suoi trucchetti per attirare turisti: efficaci; sublimi, come l’apparizione di una Gradisca felliniana. E così, Rimini ti gira attorno, t’incanta, ti circuisce: tra lettini dell’amore, bagni di notte, concorsi di miss, biblioteche in spiaggia, movida sulla costa, parchi di divertimento, grigliate fumanti, notti rosa, fuochi d’artificio, happy hours, non si finisce più.Musica.
Quartetto Magritte: Tulipano nero.
“Era la nera, nera solitudine delle isole, / e lì, donna d’amore, mi accolsero le tue braccia. / Era la sete e la fame, e tu fosti la frutta. /Erano il dolore e le rovine, e tu fosti il miracolo”. Quello che manca a Rimini, ce lo spiega questa poesia di Pablo Neruda. Manca il porto che aveva intravisto Fellini: il porto che ci accoglie con morbide braccia di donna, il porto dei sogni ai quali ogni navigante tende. Un porto che profumi di Oriente, di spezie di isole lontane, come quelli in cui ci ha condotto la fantasia di Hugo Pratt, il grande disegnatore anche lui nato, come Fellini, a Rimini. Serve il ricordo dei naufragi, delle tempeste in mare e sentimentali, per non restare invischiati nella bonaccia del presente, alla quale la Rimini odierna presta tutto il suo armamentario di lustrini e paillettes. Ma anche così è bello, in fondo. “Teresa parla poco / ha labbra screpolate / mi indica un amore perso / a Rimini d’estate”. La famosa canzone di De Andrè, del 1978, sembra dirci questo: Rimini è nata sul mare sbagliato. Tutte le rotte e le storie importanti sono dall’altra parte del mondo, in altri mari. A Rimini non resta che divertirsi, “tra i gelati e le bandiere”. Questa canzone ve la proponiamo nella versione in dialetto romagnolo dei Bevano Est.
Musica. Bevano Est: Rimini.
All’altro capo della via Emilia, Piacenza – secondo la scrittrice Sandra Petrignani – è una città taciturna, introversa: dura, nordica, operosa, non riflette il nome benaugurale latino di Placentia, ossia “che piace”. Forse è vera la tesi di minoranza, secondo la quale il nome deriverebbe dal greco plaké, che vuol dire “dentro la pianura”: la pianura in cui è infossata, inghiottita dalla nebbia umida che sale dai campi e dal Po. Dunque, la via Emilia è una linea retta che ha all’estremità orientale il sole di Rimini e all’altro capo lo sbiadimento di Piacenza. E’ come se da est a ovest ci fosse un progressivo slittamento del piacere, che perde d’intensità via via che ci si allontana da Rimini. Nel nostro mondo sempre più uniforme e veloce, anche i punti di partenza e d’arrivo del turista tendono ad assomigliarsi, come le hall climatizzate e ultra sorvegliate degli aeroporti. Speriamo invece che i due estremi della via Emilia continuino a conservare le loro differenze: gli opposti del sole e della nebbia, del mare e del fiume, dell’azzurro e del grigio-rosso dei mattoni velati di foschia. Noi però, poiché l’estate non è ancora finita, non abbandoniamo la Riviera. Il nostro casello autostradale è ancora Rimini Sud, come nella canzone dal ritmo brasileiro di Massimo Giovanardi.
Musica. Massimo Giovanardi: Rimini Sud.