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11 Settembre 2010 | Paesaggio dell'anima

Ritorno in città

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

11 settembre 2010

Le musiche di questa puntata: Barry White, Franco Battiato, Andrea Vanzo, Luisa Cottifogli, Nawang Khechog. 

Musica. Barry White: September When I First Met You.

Settembre, amici. Che noia sentire la gente, al ritorno dalle vacanze, parlare delle vacanze. Prima di partire, parlavano delle ferie che avrebbero trascorso. Una volta tornati, l’argomento non è esaurito e ancora per un po’ terrà banco tra lo sbadiglio degli ascoltatori. Intanto, il frenetico e assurdo dilagare del tempo nelle nostre vite ci strappa agli ozi immorali, alla sublime perdita di tempo che è il senso vero della vacanza. Invece, tanti stakanovisti delle ferie, tanti pendolari dell’abbronzatura, sono disposti a sobbarcarsi il duro lavoro di guidare chiusi nelle loro scatoline o scatolone di lamiera a passo d’uomo tra Rimini a Bologna per l’intasamento dell’autostrada la domenica sera, quando tutti rientrano, invadendo anche la via Emilia e le strade secondarie. Il viaggio, diceva Baudelaire, è un’evasione nel mondo dei sensi, la ricerca di un altrove che conduce nel regno dell’immaginazione. Questa è vacanza, e per questo ora ascoltiamo la poesia di Baudelaire Invito al viaggio, recitata dal filosofo Mario Sgalambro e musicata e cantata da Franco Battiato. “Laggiù tutto è ordine e bellezza, calma e voluttà”: il luogo del nostro altrove…  

 Musica. Franco Battiato: Invito al viaggio.

Dormono pigramente i vascelli vagabondi arrivati da ogni confine / per soddisfare i tuoi desideri …”. C’è forse l’Olanda, la sua luce nordica, i canali, l’armonia sognata e intravista negli occhi dell’amata, nella poesia di Baudelaire.  Paesaggio umido, sogni liquidi. L’acqua è presente anche nello spettacolo che dal 23 al 26 settembre la compagnia teatrale bolognese Instabili Vaganti presenterà all’International Shakespeare Festival di Yerevan, in Armenia. Lo spettacolo si chiama “Lenz – La scimmia di Goethe” ed è un affresco sulla follia come espressione poetica. Il folle in questione è lo scrittore romantico tedesco Lenz, protagonista di un racconto incompiuto del 1836 del drammaturgo Georg Büchner, morto poco più che ventenne ma non prima di lasciarci questo testo vertiginoso su un’anima che sentiva affine. Il Lenz di Büchner è, infatti, più che un folle, il portatore di un dolore universale cui non si sfugge, e che si rivela nella furia della natura come nei più profondi sentimenti umani.  
Sentite la delicatezza, la sensibilità romantica di questo brano del giovane compositore bolognese Andrea Vanzo, che firma le musiche di scena del “Lenz”. C’è una malinconia lieve che si muove, dentro pacate stanze Biedermeier, tra disincanto (gli dei sono fuggiti) e re-incantamento (le illusioni del cuore?).   

Musica. Andrea Vanzo: La solitudine di Lenz.

La musica di Andrea Vanzo accoglie l’alternarsi di voce e canto su una scena buia di pochi elementi, dove s’intravede una farfalla metallica le cui scaglie sono forse le ali di un angelo troppo pesante per spiccare il volo, mentre Lenz si muove lieve e sognante tra i suoi paesaggi d’angoscia: malato sì, ma come un artista che sente la natura, e sa scrutare l’umano e dialogare con il divino.
Nel nostro ritorno in città dopo le vacanze estive, cerchiamo nella nostra regione i segnali della vita che riprende in modo intelligente. Chi è stato al mare avrà sentito la forza dell’acqua: nello spettacolo degli Instabili Vaganti l’acqua come elemento scenico crea un fiume sotterraneo che scorre sotto pelle risvegliando nel corpo una memoria nascosta. E memorie nascoste sono anche quelle che la cittadina romagnola di Cervia in questa fine settimana riporta alla luce con la rievocazione storica della “rimessa del sale”. A settembre i salinari trasportavano il frutto di un anno di duro lavoro nei “magazzeni” del sale per stoccarlo e custodirlo. Trasportavano un centinaio di quintali di sale su imbarcazioni di ferro chiamate “burchielle”, che avevano il fondo piatto per percorrere i canali delle saline. Oggi il rito viene ripetuto con l’ultima burchiella rimasta, delle cento esistenti un tempo. Sentiamo, pertanto, la strepitosa voce romagnola di Luisa Cottifogli, che ci canta in dialetto una “insereneda”, tratta dall’album “Anita”. 

Musica. Luisa Cottifogli: Insereneda.

Ritorno in città, dunque. Ma con il ricordo di quanto abbiamo appreso nelle “pinete armoniche” di Milano Marittima. Qui, sulla costa romagnola, per tutta l’estate la celebre pineta ha ospitato un progetto di Mauro Giulianini, un maestro del suono che ricerca e ricrea i suoni emozionali e le vibrazioni che curano corpo e spirito, a partire dal primo suono che sentiamo e che, con un ritmo di salire e scendere, dà l’impronta a tutti i ritmi della nostra vita: il battito del cuore della mamma quando siamo all’interno della sua pancia nei fatidici nove mesi. Ritmi naturali come il canto, la voce, il battere dei tamburi, le casse armoniche, e quelli prodotti da strumenti come le campane tibetane, il gong, il flauto tibetano, agiscono sulla respirazione, riattivano le giuste frequenze, creano armonia e sedano l’ansia. Forse sono solo sciocchezze “new age”, ma a noi piace pensare che ci sia ancora tempo per il nostro benessere interiore, prima di consegnarci alle rumorose strisce d’asfalto che, tra nuvole di smog e desolazioni di cemento, ci portano a rinchiuderci nei luoghi di lavoro. Meglio abbandonarsi al silenzio, e ben vengano, allora, i suoni emozionali della natura e le melodie meditative provenienti dal Tibet.  

 Musica. Nawang Khechog: Under the Wings of Blessing (Tibetan Meditation Music).

Brano corrente

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