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5 Luglio 2014 | Paesaggio dell'anima

Romagnoli in cerca dell’altrove

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

Claudio Carboni: Dolce Maria (Da “Secondo a Nessuno. La musica di Secondo Casadei”, 2010).

Ah, la Romagna! Ne ha avuti di gran personaggi, questa terra! Chi ha il mare vicino, ha sempre voglia di andare, partire. Un tempo si moriva giovani. E si avevano vite più avventurose. Non c’erano pensioni e sicurezza sociale a confortare vecchiaie brevi. Si partiva e ci s’inventava un lavoro; si andava ad esplorare terre ignote, o a evangelizzare popoli sconosciuti, magari cannibali; si andava a costruire fortezze nei Caraibi, come la famiglia degli Antonelli da Gatteo, architetti alla corte di Spagna tra Cinque e Seicento; o si partiva da Lugo per inventarsi cartografo e geografo in Venezuela e Colombia, come Agostino Codazzi che in quei paesi è considerato un eroe nazionale. E cosa dire del ravennate Pellegrino Matteucci, morto esausto a 31 anni nel 1881, arrivato ammalato alle foci del Niger dopo aver attraversato l’Africa da un capo all’altro, cioè dal Mar Rosso al Golfo di Guinea: e da lì imbarcarsi su un vapore per il porto di Liverpool per curarsi, e morire invece a Londra tra le febbri. E la salma imbalsamata, trasportata a Bologna, dove viene ricevuta con tutti gli onori: così oggi Matteucci riposa in pace al cimitero della Certosa.

Quinzan: In paradìs.

La musica romagnola dei Quinzan ci porta “in paradìs” dove forse è andato – o forse no – il “Garibaldi d’Africa” Romolo Gessi, morto cinquantenne nello stesso 1881 a Suez in Egitto, e sepolto nel cimitero di Ravenna. Il paradiso se lo sarebbe meritato, avendo passato parte della sua avventurosa vita a combattere nel Sudan egiziano il feroce schiavista Suleiman Ziber. La libertà, Gessi l’aveva imparata arruolandosi nel 1859 nei Cacciatori delle Alpi di Giuseppe Garibaldi durante la seconda guerra d’indipendenza. Liberata l’Italia, gli viene l’idea d’impiantare una segheria a vapore in Romania, dove sposa una violinista. Fallita la segheria, va in Africa a battersi contro i negrieri  e guida una spedizione nel Darfur sudanese al servizio del governatore inglese della regione. Nell’ottobre 1880 la nave su cui percorre il Nilo con 600 uomini s’incaglia nella vegetazione, e non si muove da lì per quattro mesi, quando finalmente viene avvistata da una nave proveniente da Khartoum e guidata da un ufficiale italiano. Tra i 200 sopravvissuti, ci fu chi si salvò mangiando la carne dei propri compagni.

Orchestra Romagna Nostra: La Majè.

Ci sono anche vite un po’ più tranquille, tra quelle raccontate da Giordano Conti, docente di architettura e per due mandati sindaco di Cesena, nel suo libro “La Romagna e l’altrove”. Come quella del riminese Aurelio Bertola immerso nella cultura illuministica e preromantica del tempo, alla maniera di Rousseau. Bertola ci lascia un resoconto molto gustoso del suo “Viaggio sul Reno” compiuto nel 1787 attraversando i villaggi della Svizzera e della Germania, in quell’atmosfera campestre, pastorale, idillica che ritroviamo in tanti dipinti. La natura bella e generosa del fiume Reno e dei suoi dintorni, i luoghi, i castelli, le rupi, i morbidi colli, lo sfondo dei monti e le vigne, l’amore dei renani per il vino e la vita romantica, lo fanno innamorare per sempre di quei luoghi. Anche se ritornerà a Rimini – dal fiume al mare – dove troverà la morte a 45 anni nel 1798.

Orchestra Romagna Nostra: Romagna e Sangiovese.

Restiamo in Europa, dove si svolge l’esistenza di Giuseppe Sarti da Faenza, musicista che dopo aver frequentato la famosa scuola bolognese di padre Martini, di cui anche Mozart fu allievo, trovò il successo al nord. Dapprima a Copenaghen, dove arrivò con una compagnia itinerante che portava in giro il teatro d’opera italiano. Poi a San Pietroburgo dove nel 1784, all’apice della carriera, fu invitato a dirigere la cappella imperiale dall’imperatrice di tutte le Russie, Caterina II. Era così versatile, Sarti, da comporre, tra i molti lavori, un’opera nazionale danese e un oratorio russo. A Vienna, chiamato dall’imperatore, incontrò Haydn e Mozart. In Russia musicò una fiaba su testo della stessa imperatrice Caterina II, il cui successore, l’imperatore Paolo I, regalò al musicista romagnolo in eredità perenne due interi villaggi, con tanto di case in legno, prati e orti. Alla morte di Paolo I, Sarti, ormai vecchio e malato, decide che è ora di tornare in Italia. Ma la morte lo ferma a Berlino, a 73 anni, impedendogli di rivedere la sua Romagna.  

Giuseppe Sarti: Sonata n. 4 in sol maggiore. 2. Allegro (Christine Meyr, Claudio Ferrarini & Sokol Koka).

 

Brano corrente

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