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29 Settembre 2012 | Paesaggio dell'anima

Tu parlavi una lingua meravigliosa. Piccolo omaggio a Roberto Roversi

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

29 settembre 2012

Musiche di Lucio Dalla con testi di Roberto Roversi. 

Una colomba segnata di sangue | vola dal cuore e cade per terra | la ragazza con i capelli | scuote la polvere della pietra | poi trascinata dalla memoria | corre nei campi di Volterra | rossi covoni e bianco il mare | mentre il giorno divampa in fuoco | Cala la sera, guerrieri combattono | […] | La gente uccisa, città incendiate | ricordi spenti, dimenticati | splendono solo i giorni beati | della vita che dura un mattino | l’inverno è neve, l’estate è sole … 

Musica. Lucio Dalla: La bambina (l’inverno è neve, l’estate è sole). 

Il 2012, cari ascoltatori, è stato per Bologna un annus horribilis. Prima ha perso il suo musicista, Lucio Dalla, poi lo scrittore Stefano Tassinari, e ora Roberto Roversi, il suo più grande poeta. Nei giorni scorsi i giornali nazionali e locali erano pieni di necrologi e ricordi affettuosi: tutti i più noti intellettuali hanno messo in luce l’importanza di Roversi per la cultura italiana, ricordandone l’amicizia con Pier Paolo Pasolini, i poemi d’impegno civile, volutamente pubblicati con editori piccoli e sconosciuti, l’amato mestiere di libraio, la collaborazione artistica con Lucio Dalla. “Quel sovversivo mite ci ha insegnato la libertà di pensiero”, ha titolato Michele Serra. Noi oggi vogliamo concentraci sulla sua poesia, in particolare quella che ha reso meravigliose le canzoni di Lucio Dalla. Sono nati tre album capolavoro dal sodalizio tra Lucio Dalla e Roberto Roversi: Il giorno aveva cinque teste nel 1973, Anidride solforosa nel 1975 e l’anno dopo Automobili – quest’ultimo firmato dal poeta con uno pseudonimo. Testi bellissimi, di grande passione civile, performance vocali incredibili da parte di Dalla. E tanta sperimentazione, inventiva, freschezza d’idee. Dal secondo disco ascoltiamo il brano che dà il titolo all’album, Anidride solforosa. Una canzone d’amore divisa in due parti: la prima è un cicaleccio di signore di provincia, la seconda ha il linguaggio insolito dei titoli di giornale. 

Musica. Lucio Dalla: Anidride solforosa.

Prendiamo una manciata di strofe, leggiamo un pezzo di poesia, strappiamola pure dal contesto e troveremo tutta la bellezza che c’è dentro. «Aprire la finestra / il silenzio è già tutto gridato / io voglio pensare devo pensare lo penso / che questa sarà la buona giornata di una grande avventura / scoprirò l’America / nuoterò fra i capelli sciolti della più bella del mondo /oh! sembrerà lungo il fischio del vento che mi corre vicino».
Abbiamo detto che vogliamo ricordare Roberto Roversi solo con le sue parole. La prossima canzone racconta l’incontro improvviso in una piccola stazione di un uomo con la donna  amata molti anni prima. Lei non si accorge della sua presenza, lui vorrebbe «chiamarla e dirle: le volpi con le code incendiate non parlano ma gridano pazze fra gli alberi per il dolore». Ma non trova il coraggio e, tra i tumulti del cuore, «il treno arriva, si ferma, la mia ombra sale, parte, scompare / io ti vedo giovane ancora, come in un sogno dileguare». 

Musica. Lucio Dalla: Tu parlavi una lingua meravigliosa.

Arriva il 1976, l’anno di Automobili, il disco della trilogia che ha venduto di più, grazie a una canzone strepitosa come Nuvolari. Sentiamo ancora cosa scrive Michele Serra: Roversi “ha cantato la meccanica come si cura una mitologia, con quell’impareggiabile passione per le giustezze dei pistoni, dei leveraggi, della carburazione che in Emilia ha partorito Ferrari, Lamborghini, Ducati e altri dissennati capolavori. (…) Gli piaceva la Mille Miglia perché l’acciaio verniciato e il lampo dei fari piegavano le stoppie, e una volta passate le macchine rimanevano i campi silenziosi. Accostava il potere vitale della terra all’idea del futuro”. Mille Miglia è la corsa furibonda delle macchine attraverso un’Italia ancora contadina. «Sbattevano gli alberi / mentre la corsa passava / l’Italia aveva il cuore divorato / quando i campioni per i rettifili / erano un baleno e si vedevano appena. / Nuvola Nuvolari sei una nuvola bianca / dentro a un sereno cielo sfascio di primavera / a cielo aperto quando sbatti il cucchiaio della sorte / ma se cerchi la morte, la tua morte non verrà».

Musica. Lucio Dalla: Mille Miglia.

Quando a Roversi portarono la notizia della morte di Dalla, disse: “Lucio correva forte, aveva fretta di abbracciare il mondo, aveva sete di vita”. Lucio Dalla era Nuvolari: “Quando corre Nuvolari / mette paura / perché il motore è feroce / mentre taglia ruggendo la pianura / gli alberi della strada / strisciano sulla biada / sui muri i cocci di bottiglia / si sciolgono come poltiglia / tutta la polvere è spazzata via. (…) / Nuvolari ha la bocca sempre chiusa / di morire non gli importa niente / corre se piove o corre dentro al sole / tre più tre per lui fa sempre sette”. Parole che hanno rivoluzionato la canzone italiana. Forse solo alcuni testi di De Andrè, di De Gregori e di Battiato hanno raggiunto questa intensità poetica. Ma Roberto Roversi, più che un paroliere, era un poeta vero, e uno che in casa non aveva neanche un giradischi. Allora Dalla lo caricava in macchina e lo portava sui colli di Bologna facendogli ascoltare dal mangiacassette gli arrangiamenti per le sue canzoni. E gli diceva, Lucio, che avrebbe messo in musica anche l’elenco del telefono, se l’avesse scritto Roversi. 

Musica. Lucio Dalla: Nuvolari.


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