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17 Novembre 2012 | Paesaggio dell'anima

Un borgo magico

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

17 novembre 2012

Le musiche di questa puntata: Fred Raulston, Roger Davidson & Susan de Camp, Amazing Blondel, Strawbs, Pete Sinfield.

Musica. Fred Raulston: Ancient village.

Cari ascoltatori, la settimana scorsa vi abbiamo promesso di portarvi in un luogo magico. Immaginate, tra i boschi dell’Appennino sfavillanti di colori autunnali, un piccolo borgo rimasto intatto da circa sette secoli. Un pezzo di Medioevo sulla montagna bolognese, dove sarebbe naturale vedere passare soldati a cavallo, viandanti, pellegrini, mercanti, contadini, affaccendati intorno ai fienili, gli oratori, le torri. Questo posto da pifferaio magico si chiama La Scola, è abitato sin dal Duecento, e dal 1375 si conoscono i nomi delle famiglie che vi risiedevano. Come si vede dai resti delle fortificazioni, era sorto come posto di guardia al confine tra i territori dei longobardi di Pistoia e quelli dell’esarcato di Ravenna. Il toponimo, sia esso di origine greca o di origine tedesca (Skult), indica la stessa cosa: vedetta, posto di guardia. Lunghi occhi di sentinella scrutavano il passaggio dei soldati e delle merci intorno ai luoghi di frontiera.

Musica. Roger Davidson & Susan de Camp: Evening in the village.

Il villaggio che siamo venuti a visitare si è formato nel periodo compreso tra il Trecento e il Cinquecento. Il Medioevo si materializza davanti ai nostri occhi. La Scola aveva una decina di torri incorporate o adiacenti agli edifici principali. Come dicevamo, è probabile che la fortificazione originaria di questo posto sia stata opera dei bizantini in funzione anti-longobarda. Poi qualche famiglia è rimasta qui ad abitare, e il tempo si è congelato. Gli abitanti del contado s’impossessarono delle terre lasciate dai monaci e dai nobili desiderosi di tornare in città. Le vecchie torri furono trasformate in abitazioni civili, e case, fienili, essiccatoi si allargarono anche oltre le mura di difesa. Al rinnovamento edilizio contribuirono i maestri comacini, una sorta di corporazione d’imprese edili itineranti costituite da muratori, stuccatori, decoratori, scultori, attive sin dal VII-VIII secolo nel Nord Italia e a cui si deve anche la costruzione del meraviglioso duomo di Modena.  I simboli dei maestri comacini sono incisi sull’architrave di una finestrella. Sono come la firma di un lavoro eseguito a regola d’arte. Ma prima di continuare, ascoltiamo un gruppo inglese che aveva raggiunto una certa notorietà negli anni Settanta, gli Amazing Blondel. Il loro genere, che ci sembra adatto al nostro viaggio di oggi, è una rivisitazione in chiave folk-rock della musica medievale e rinascimentale.

Musica. Amazing Blondel: Praeludium in D.

A La Scola i segni del passato sono ovunque e ci emozionano. Le torri sono in parte decapitate, ma c’è ancora il forno in pietra del Quattrocento con scolpiti i volti di un uomo e di una donna. Vediamo le mammelle poste all’angolo di casa Fioravanti e sopra una finestra: i seni femminili erano considerati auspicio di fertilità, e qui, sulla finestra, stanno in compagnia delle chiavi della città e di altri simboli: il sole delle Alpi e la salamandra, che rappresenta la fede costante, trionfatrice sul fuoco delle passioni. La piccola meridiana posta sul voltone di casa Ventura fa il paio con quella settecentesca collocata sul palazzo che fu residenza della famiglia Parisi dal 1638. In ogni angolo del borgo sono visibili feritoie difensive e segni religiosi, come l’edicola all’inizio dell’antica strada di accesso al borgo e quella di San Rocco del XV secolo. Palazzo Parisi, il principale del villaggio, risale al Trecento. L’oratorio di San Pietro è del 1616. E non solo le pietre sono secolari: dietro un’antica costruzione rustica con torre colombaia, c’è un maestoso cipresso alto 25 metri, che si dice abbia settecento anni. Tra le band inglesi di folk-rock che echeggiavano atmosfere antiche c’erano gli Strawbs, che ascoltiamo in un brano del 1972.

Musica: Strawbs: Benedictus.

Passiamo sotto il piccolo voltone d’ingresso; ammiriamo il porticato che anche qui, come nella grande Bologna, si chiama “pavaglione”, ovvero al Pajavon dla Scola; alziamo lo sguardo verso il grande camino di mattoni fatti a mano e cotti nella fornace locale. Ve l’avevamo detto: la magia di questo piccolo borgo dell’Appennino bolognese è intatta. E in questo clima invernale, di alberi rinsecchiti tra le vecchie pietre, con improbabili menestrelli che riscaldano le loro malinconie al fuoco del camino, non possiamo concludere la nostra visita a La Scola senza ritornare indietro nel tempo, ai soliti anni Settanta della musica pop, quando un poeta di nome Pete Sinfield scriveva testi sognanti o drammatici per i King Crimson. Il Medioevo era un pretesto per raccontare storie, parlare della modernità attraverso simboli e metafore. Il Medioevo dei nostri sogni e dei nostri inganni …

Musica. Pete Sinfield: Song of the sea goat.

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