14 novembre 2009
Le musiche di questa settimana: Nicola Bagnoli, La Via della Seta, Caffè dei Treni Persi, D’Emblè Acoustic Duo, Azure Ray.
Musica. Nicola Bagnoli: Mazurka turca.
Ci siamo lasciati la settimana scorsa, cari amici, alla stazione di Ferrara, indecisi su quale treno prendere. Terra apparentemente senza confini, la piatta pianura emiliana, ma in realtà – scrive Guido Barbujani, in un racconto intitolato La stazione di Ferrara e pubblicato sulla rivista Panta – percorsa da confini già in città: “In via Cortevecchia l’ucraino è la seconda lingua, intorno al grattacielo della stazione è Africa, nelle due varianti maghrebina e sub sahariana, dalle impalcature i muratori si parlano in albanese, per strada i senegalesi offrono fazzoletti e calzini”.
Musica. Andrea Gianessi e La Via della Seta: Re di spazi infiniti.
Il gruppo del bolognese d’adozione Andrea Gianessi, La Via della Seta, accostando strumenti di varie tradizioni musicali, intraprende un viaggio sonoro che congiunge occidente e oriente attraverso le antiche vie carovaniere. Anche qui, confini che limitano e confini che si oltrepassano. I cartelli con la direzione del vento sul fiume Po, ci segnalano che il vento fa il suo giro. Noi siamo saliti appena in tempo sul treno Ferrara-Suzzara. È una linea secondaria che ha cominciato a tagliare la piana padana con le prime locomotive a vapore, nelle cui pance i fuochisti spalavano carbone rovente. Nel 1936 furono le più moderne Littorine a portare la modernità avventandosi con impeto futurista su ponti di legno e ferro imbullonato, finché negli anni del boom economico la direttrice Suzzara-Ferrara servì a collegare la pianura padana alla costa adriatica. Siamo sul treno e quindi ci ascoltiamo un gruppo bolognese che si chiama “Caffè dei treni persi”, dal titolo di una loro canzone. Band interessante, per le atmosfere che spaziano dal folk al rock progressive e a una vena cantautoriale.
Musica. Caffè dei Treni Persi: La conta.
I “treni del mare” portavano in riviera frotte di turisti allegri. E ancora oggi questa linea svolge decentemente il suo compito. Benché vecchie, le carrozze hanno infatti un’aria decorosa, e i camion dalle targhe ungheresi e lituane che sferragliano sulla strada parallela, non riescono a far dimenticare il fascino strano del paesaggio che emerge dal grigio uniforme di questo novembre. Sospesi tra terra e acqua sul Ponte Nuovo, ascoltiamo da due artisti di strada, i D’Emblè Acoustic Duo, un brano di “blues stradaiolo”: una musica per salvare l’anima alla confluenza dei fiumi, e una voce che gratta il fondo, una voce di taverna che affonda le radici nel Delta, non sappiamo se quello del Po o quello del Mississippi.
Musica. D’Emblè Acoustic Duo: Too Damn Hot.
Ecco il Po di Volano, oggi solo un canale regolato, mentre in epoca medievale era il corso principale del Po. Ci lasciamo alle spalle oasi naturalistiche e fette di parchi, ricordi di alluvioni, terre di bonifica che con il tempo brutto di oggi ci fanno sentire intrappolati in una palude di fango e melma. Ecco le idrovore, le opere di difesa idraulica. E la fortezza di Ficarolo, che controllava il Po insieme alla gemella posta sulla riva meridionale del fiume, la Stellata di Bondeno, ancora oggi esistente. Questo paesaggio ferrarese di acque, amplificato dalla pioggerellina sottile che batte sui finestrini, ci introduce alla struggente November di Azure Ray, con la quale ci salutiamo. Arrivederci alla settimana prossima.
Musica. Azure Ray: November.