Salta al contenuto principale
20 Ottobre 2012 | Paesaggio dell'anima

Una nebbia chiara chiara

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

20 ottobre 2012

Le musiche di questa puntata: Giorgio Gaslini, Herbie Hanccok, Pink Floyd, Caetano Veloso.

Musica. Giorgio Gaslini: Voci dal fiume (dalla colonna sonora de “La notte”, 1961).

Atmosfere anni Sessanta. Siamo dentro “La notte”, un film di Michelangelo Antonioni. Jeanne Moreau e Marcello Mastroianni sono una coppia sposata che non ha più niente da dirsi, e Monica Vitti una giovane donna che i due conoscono a una festa in una lussuosa villa della Brianza e che, per un attimo, è detonatore e soluzione della loro crisi. Il film inizia con la macchina da presa, collocata in un ascensore esterno, che scende lentamente sul paesaggio metropolitano di Milano. Tra marito e moglie, l’unica forma di comunicazione è il silenzio: lui è uno scrittore di successo che si sente ormai incapace di vivere le emozioni che provava da giovane, quando era alla ricerca della realizzazione di sé attraverso la scrittura. La moglie, infelice e insoddisfatta, decide di abbandonare il marito avventurandosi nel caos della vita milanese e poi nella tranquillità dei sobborghi, nei cantieri vuoti, dove – in un’efficace inquadratura – appare come un piccolo insetto nell’angolo, davanti all’enorme parete bianca di una fabbrica. Finita la festa, quando si ritrovano soli in un prato, la donna confessa al marito di non essere più capace di amarlo, e gli legge la struggente lettera che lui le aveva scritto al culmine del loro innamoramento. Con la gola chiusa dal pianto, nel prato umido avvolto dalla nebbia, gli comunica la morte del loro amore.   

Musica. Giorgio Gaslini: Lettura della lettera (dalla colonna sonora de “La notte”, 1961).

“Il deserto rosso” è il primo lungometraggio a colori di Antonioni. Vincitore del Leone d’oro alla mostra del cinema di Venezia del 1964, ha come protagonista Giuliana (Monica Vitti), una donna che vive alla periferia industriale di Ravenna. Nel film il colore è usato, dal direttore della fotografia Carlo Di Palma, in modo non naturalistico, ma come simbolo cromatico delle sensazioni della protagonista. Il paesaggio industriale di Ravenna, invernale, innaturale, diventa una tavolozza dai toni irreali che dà un senso di sbiadito a tutto il film e si trasforma nel monologo interiore di Giuliana. Tutto è colore, come ha scritto Di Carlo: “il verde e l’argento delle cisterne; il nero delle ciminiere, dei raccordi, dei tralicci; il giallo e il rosso minio delle strutture; il bianco latte, il giallo oro, il grigio, il nero dei soffioni dei gas; il verde viola ruggine dell’erba e delle poche piante che si contorcono su se stesse quasi piangendo sulla terra arsa color ocra bluastro, color grigio seppia, color piombo: ovunque un crogiolo di tinte incredibili, irreali, non scomponibili”.

Musica. Herbie Hancock: Bring down the birds (dalla colonna sonora di “Blow up”, 1966)

Il 1966 è l’anno di un altro grande film, “Blow up”, dalla cui colonna sonora, composta da Herbie Hancock, abbiamo ascoltato “Bring down the birds”. “Blow up” è, insieme a “La notte”, il film più premiato di Antonioni, ambientato nella swinging London degli anni Sessanta e con un cast di attori già famosi, o che lo sarebbero diventati, da David Hemmings a Vanessa Redgrave, da Jane Birkin alla modella Verushka. “Blow up” è l’ingrandimento fotografico che consente a un fotografo londinese di moda di scoprire in un suo scatto qualcosa che potrebbe essere un cadavere, intuendo una realtà drammatica non visibile a occhio nudo. Il tema del film è l’apparenza della realtà. Il protagonista, spiega Antonioni, “un giorno fotografa due persone al parco: un elemento di realtà che sembra reale. E lo è. Ma la realtà ha in sé un carattere di libertà che è difficile spiegare”, e quando lo si spiega, lo si tradisce. Nel 1970 esce “Zabriskie Point”, con colonna sonora dei Pink Floyd. Quella che ascoltiamo adesso è la musica che accompagna la scena finale, bellissima, in cui Daria, la protagonista, immagina l’esplosione di una villa in cui si sta compiendo una trattativa commerciale, con tutti i beni di consumo in essa contenuti, frantumati in mille pezzi, danzanti nel cielo blu, senza più forza di gravità. 

Musica. Pink Floyd: Come In Number 51, Your Time Is Up” (dalla colonna sonora di “Zabriskie Point”, 1970).

“Ho deciso di fare questa storia – ha detto Antonioni – quando sono arrivato a Zabriskie Point, una località della Death Valley, nel deserto della California. (…) Il mio rapporto con l’America consiste nell’avere sperimentato il suo meglio e il suo peggio, e anzi io credo che in questo paese ci sia al livello più alto e più limpido, e al livello più basso e brutale, ciò che la nostra civiltà e la nostra generazione rappresenta e produce”.  Siamo giunti alla fine, cari amici, di questa seconda puntata dedicata a Michelangelo Antonioni nel centenario della nascita. Chiudiamo con una canzone e una poesia. La canzone s’intitola proprio “Michelangelo Antonioni” ed è un omaggio in italiano del grande musicista brasiliano Caetano Veloso al regista ferrarese. E’ parte della colonna sonora del film “Eros” del 2004, composto da tre episodi sull’amore firmati da altrettanti registi, Wong Kar-wai, Soderbergh e Antonioni, che ha diretto ultranovantenne, nel 2004, pochi anni prima di morire, “Il filo pericoloso delle cose”. La poesia è di Tonino Guerra e ha per titolo “Una nebbia chiara chiara”: “Michelangelo, ogni tanto / stiamo ancora insieme sul barcone / che scivolava sulle correnti dell’Amu Darja / e noi aprivamo coi denti / i semi neri dei girasoli. / Stavamo in mezzo a corde, bidoni, / fagotti di zanzare ammucchiate / davanti a un sidecar rosa / e intanto i marinai con pertiche lunghe / ci tenevano lontani dalle secche di sabbia. / Seduti sul bordo della barca / senza sapere dove ci portava, / guardavamo la striscia d’acqua / del fiume che, laggiù in fondo, si perdeva / dentro i veli di una nebbia chiara chiara / così da farti pensare / che il viaggio finiva a Ferrara”. 

Musica. Caetano Veloso: Michelangelo Antonioni (dalla colonna sonora di “Eros”, 2004).

Brano corrente

Brano corrente

Playlist

Programmi